16 suggerimenti per costruire un questionario (3)


Questo post è la terza parte del precedente “16 suggerimenti per costruire un questionario (1)“, al quale si rimanda per le considerazioni introduttive e per la spiegazione dei primi 4 consigli citati. Il secondo post della serie, intitolato 16 suggerimenti per costruire un questionario (2) , riporta invece la descrizione dei successivi 6 suggerimenti.

Prima di esaminare nel dettaglio i suggerimenti dal n° 11 al n° 16 ripropongo l’elenco completo dei 16 consigli.

Elenco dei suggerimenti:

  1. NON ECCEDERE IN LUNGHEZZA
  2. INSERIRE ISTRUZIONI DI COMPILAZIONE E/O NOTE
  3. TONO CORTESE E RINGRAZIAMENTI
  4. SEGUIRE UN ORDINE DI DIFFICOLTA’ A CAMPANA
  5. EVITARE TERMINI OSCURI E FORMULAZIONI GENERICHE
  6. USARE TERMINI DAL SIGNIFICATO UNIVOCAMENTE COMPRENSIBILE
  7. FARE DOMANDE CHE POSSONO AVERE UNA RISPOSTA
  8. NON CHIEDERE UNO SFORZO DI MEMORIA ECCESSIVO
  9. NON CHIEDERE CALCOLI COMPLESSI O DI USARE SCALE NON POPOLARI
  10. OTTIMIZZARE E/O RANDOMIZZARE L’ORDINE DELLE RISPOSTE
  11. EVITARE DOMANDE “ORIENTATE”
  12. EVITARE DOMANDE CHE POSSONO METTERE IN DIFFICOLTA’ PSICOLOGICA
  13. EVITARE DI METTERE IN GIOCO IL PRESTIGIO, L’ORGOGLIO O L’AUTOVALUTAZIONE DELL’INTERVISTATO
  14. DOMANDE SU UN SOLO ASPETTO ALLA VOLTA
  15. LIMITARE O ELIMINARE LE OPZIONI DI GIUDIZIO INTERMEDIE O NEUTRALI
  16. LIMITARE LE RISPOSTE “NON SO” O SIMILI.

Suggerimento n° 11: EVITARE DOMANDE “ORIENTATE”

Il suggerimento n° 11 esorta il ricercatore  a mantenere un atteggiamento sempre neutrale verso tutti gli aspetti del fenomeno indagati attraverso il questionario. Ognuno di noi ha delle opinioni e questo è del tutto normale. Ma nel momento in cui chiediamo una opinione all’intervistato dobbiamo essere pronti a recepire la sua personale opinione, qualunque essa sia, anche se agli antipodi rispetto al nostro modo di vedere le cose. La tendenza a farsi influenzare dalle proprie opinioni può tradursi in una formulazione della domanda cosiddetta “orientata”. Si dice “orientata” una formulazione che lascia trasparire una preferenza per una qualche risposta o che esprime, esplicitamente o implicitamente, un (pre-)giudizio sull’argomento oggetto della domanda.

Qualche esempio: “Non credi che andare a letto costantemente molto tardi possa danneggiare la salute?“, (…) difficile rispondere di no… , oppure : “Molti esperti sostengono che usare il filo interdentale previene l’obesità e abbassa il rischio di avere alti livelli di glicemia. Hai intenzione di aumentare l’uso del filo interdentale per prevenire questi danni ?“, … certo che sì!

A volte il pre-giudizio è più sottile e deriva dallo scegliere un termine con una connotazione ben precisa, ad esempio: “Ti è mai capitato di avere opinioni razziste in merito alla questione dell’immigrazione clandestina?“. Il termine “razzista” denota in questo caso un giudizio di merito, che squalifica implicitamente qualunque opinione di opposizione all’accettazione degli immigrati che potrebbe avere (legittimamente) l’intervistato, il quale sarà probabilmente indotto a rispondere che no, assolutamente, non ha mai avuto opinioni contrarie rispetto all’immigrazione.

In tutti questi esempi, volutamente estremi, la formulazione della domanda svela l’orientamento del suo autore. Molte persone tendono a voler gratificare l’interlocutore e a dare ragione rispetto a opinioni espresse da una autorità esterna. Per cui porre una domanda non neutrale influenza immancabilmente i risultati.

In qualche caso il pericolo di distorsione va al di là delle buone intenzioni di chi conduce la ricerca. Fare domande su argomenti che chiamano in causa la morale può indurre l’intervistato a “celare” determinati suoi comportamenti se egli li percepisce come condannabili dalla morale comune. Per esempio: “Ti è mai capitato di frequentare spiagge nudiste?“. In casi come questi la domanda può essere introdotta da una breve frase che chiarisca che il comportamento indagato non è considerato socialmente riprovevole da chi sta tenendo la ricerca, per esempio così: “Negli ultimi decenni la nudità è stata riammessa come una condizione naturale dell’essere umano e mostrare liberamente il proprio corpo è una libera scelta . Ti è mai capitato di frequentare una spiaggia dove è possibile praticare il nudismo?”

Suggerimento n° 12: EVITARE DOMANDE CHE POSSONO METTERE IN DIFFICOLTA’ PSICOLOGICA

L’ultimo esempio del suggerimento n° 11 (sulla frequentazione delle spiagge nudiste) è un tipico esempio di domanda che può mettere l’intervistato in uno stato di difficoltà psicologica. Parliamo in questo caso di tutte quelle domande che toccano la sfera personale o dell’immagine sociale dell’intervistato.

Nella sfera personale ricadono gli argomenti che riguardano la famiglia, l’affettività, le relazioni, la sessualità, la salute, il corpo. La sfera dell’immagine sociale può includere le eventuali condanne penali, la religione, le opinioni politiche, le posizioni su questioni che attengono al costume e alla moralità. Ogni individuo percepisce dei confini che non tollera siano superati dai propri interlocutori, soprattutto se estranei. Naturalmente ognuno ha dei confini diversi dagli altri: le reazioni possono pertanto essere diverse. In ogni caso porre domande che toccano temi potenzialmente sensibili espone al rischio di mettere in difficoltà l’intervistato, il quale metterà in atto, anche inconsapevolmente, degli atteggiamenti difensivi, ovvero: risposte non sincere, omissione della risposta, abbandono dell’intervista. Tutte conseguenze non desiderabili.

Quando il tema che si vorrebbe affrontare è complementare e non strettamente necessario ai fini della ricerca è dunque preferibile evitare di porre domande che mettano a rischio l’intervista. Quando invece è necessario inserire nella scaletta le domande critiche, occorre assumere una serie di precauzioni, che richiedono di spiegare chiaramente le finalità della ricerca e perché vengono poste certe domande, oltre a rassicurare sul fatto che qualunque opinione o comportamento è percepito come lecito da chi conduce la ricerca e a garantire in modo ancora più forte la riservatezza delle risposte.

Suggerimento n° 13: EVITARE DI METTERE IN GIOCO IL PRESTIGIO, L’ORGOGLIO O L’AUTOVALUTAZIONE DELL’INTERVISTATO

Questo suggerimento è, in un certo senso, una estensione del precedente. Merita però un focus particolare perché anche in questo caso entrano in gioco aspetti molto personali, che fanno parte del Sé percepito dell’intervistato. Possono quindi essere attivate delle emozioni, non sempre positive, tutte le volte che l’intervistato stesso sente di mettere in pericolo, con la sua risposta, il proprio prestigio o la propria immagine.

L’attenzione va posta in generale ai quesiti che riguardano la cultura, l’istruzione, i meriti di carriera, le proprietà (soprattutto con riferimento agli status symbol, come l’automobile). In particolare devono essere ponderate attentamente domande-quiz che possono far sentire l’intervistato sotto esame.

Suggerimento n° 14: DOMANDE SU UN SOLO ASPETTO ALLA VOLTA

Ogni domanda deve riguardare sempre un solo aspetto dell’argomento in esame. Una domanda come: “Come organizzi le tue vacanze e con chi?”, al di là delle opzioni di risposta che possiamo proporre all’intervistato è chiaramente la somma di due domande distinte e risulta molto più efficace scinderla, dando così all’intervistato l’opportunità di focalizzare la propria attenzione su un aspetto alla volta.

A volte la presenza di una domanda “doppia” è implicita, come per esempio nella formulazione “Quale film hai visto al cinema la scorsa settimana?” che presa da sola implica che l’intervistato si sia recato al cinema. La domanda implicita, ma omessa, è in questo caso: “Ti sei recato al cinema la scorsa settimana?“, cui farà seguito la domanda relativa al film scelto, posta ovviamente solo a coloro che avranno risposto “Sì”.

Suggerimento n° 15: LIMITARE O ELIMINARE LE OPZIONI DI GIUDIZIO INTERMEDIE O NEUTRALI

Molti intervistati temono di prendere apertamente posizione su argomenti che possono esporli al giudizio altrui. Una delle strategie, spesso inconscia, adottata da tali persone consiste nel non sbilanciarsi. Si tratta quindi di persone che di preferenza metteranno la loro “x” su risposte del tipo “né sì, né no”, “forse”, “può darsi”, “non sono sicuro”. Per questo è buona norma “costringere” le persone a sbilanciarsi, almeno un po’, eliminando dalle scale semantiche i termini neutri o centrali. Ciò significa adottare per esempio una scala Molto -Abbastanza -Poco-Per niente (Soddisfatto), piuttosto che la scala Molto-Abbastanza-Né soddisfatto né insoddisfatto-Poco-Per niente.

Suggerimento n° 16: LIMITARE LE RISPOSTE “NON SO” O SIMILI

Per motivi simili a quanto esposto nel suggerimento 15, è consigliabile NON mettere a disposizione dell’intervistato l’opzione “NON SO” o forme simili, quando richiediamo di esprimere un’opinione su un argomento largamente dibattuto e che rientra nella cultura di gran parte della popolazione.

Viceversa l’opzione “non so” deve essere invece disponibile tutte le volte che è lecito che l’intervistato non conosca l’argomento o che non abbia vissuto determinate esperienze oggetto della domanda.

(puntata 3 di 3 – fine)

 

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