Basta, semplicemente basta. Anni di umiliazione e di lavori di qualità sottopagati, accettare interviste inventate, “aggiustare” dati non presentabili…

Ragazzi, la dignità non ha prezzo e in questo caso il prezzo era impresentabile.

Il mio J-accuse agli istituti di ricerca italiani:

1) lavori sottocosto, con conseguente taglio al massimo delle prestazioni esterne (compensi per intervistatori e consulenti esterni), “scorciatoie” per recuperare costi di produzione e pareggiare con i miseri incassi

2) attenzione alla qualità di conseguenza bassa o comunque subordinata al contenimento dei costi

3) tensione etica sotto le scarpe…

4) scarsa propensione a negoziare con il cliente variazioni di contenuti e incremento dei deliverables da rilasciare.

Risultato ?

600 Euro per partecipare a una riunione di start-up + creazione di un questionario CATI + controllo e analisi dati + report di presentazione dei risultati …

150 euro mese per 4 campionamenti di una indagine CATI, analisi dati e due report mensili

migliaia di euro investiti nello start up di un lavoro continuativo su base mensile, poi “sospeso” unilateralmente dal cliente in attesa di decisioni

progetti su progetti GRATUITI per gare e selezioni di fornitore, in minima parte entrati, poi quando entrati ridimensionati in budget o incrementati in lavoro o sospesi dal Committente.

A fronte di questo ho deciso di interrompere la collaborazione con tutti gli istituti di ricerca.

La riflessione che pongo a chi oggi tira la corda costringendo gli istituti a un gioco al massacro al ribasso è semplice e lineare: a chi giova comprare ricerche di qualità e affidabilità quantomeno dubbia ?

Il dado è tratto, io dico NO a questo sistema. Esigo per me stesso e per i miei interlocutori di essere messo in condizioni di fornire un prodotto di QUALITA’. Chi vuole mi segua su questa strada, altrimenti tenetevi le Vs ricerche con le “pezze ar culo” come dicono i miei amici romani.

Game over.

Abbasso le pezze ar culo