Leggo e rileggo la domanda: mi si chiede quanto sono d’accordo con una affermazione. Risposte possibili:

  • Molto in disaccordo
  • Abbastanza in disaccordo
  • Un pò in disaccordo
  • Nè d’accordo, né in disaccordo
  • Un pò d’accordo
  • Abbastanza d’accordo
  • Molto d’accordo

La prima decisione che devo prendere è se sono d’accordo o no. Penso e ripenso, magari finisce che scelgo l’opzione “né … né”.
Alla fine decido che non sono d’accordo, ovvero sono in disaccordo. Ma quanto ? Molto, abbastanza … ? Se sono in disaccordo non può essere solo per un pò … o no ?

Il processo mentale che accompagna il rispondente di fronte a una scala simile è spesso di questo tipo. Ho potuto riscontrare che molte persone reagiscono così.
Con due strategie di risposta:
a) un marcato ricorso al rifugio nell’opzione “né … né”
b) al contrario, una marcata polarizzazione delle risposte nelle due modalità estreme del disaccordo e dell’accordo.

Quale che sia la strategia di adattamento a questo tipo di scala, trovo molto problematico il suo utilizzo, in quanto preferisco le scale unipolari a quelle bipolari.
Intendo per scale bipolari quelle che si basano su due polarità. Esse richiedono al rispondente di bilanciare un giudizio tra due attributi opposti (i più comuni: insoddisfatto e soddisfatto, oppure d’accordo-disaccordo, ecc.).
Le scale unipolari, invece, : si basano su una sola polarità. Esse richiedono al rispondente di valutare l’assenza o la presenza, con varie gradazioni, di una certà qualità o attributo.
Una tipica scala unipolare può essere:

  • Per niente soddisfatto
  • Poco soddisfatto
  • Moderatamente soddisfatto
  • Abbastanza soddisfatto
  • Molto soddisfatto

A favore delle scale unipolari si schierano diversi autori, tra i quali il contemporaneo J. Henning, autore tra l’altro di un eccellente blog ([link]).
Non ci sono studi che dimostrino in modo incontrovertibile che le scale unipolari siano migliori, tuttavia ho riscontrato dalla mia personale esperienza che il rispondente si trova più a proprio agio nel rapportarsi con  una scala unipolare. Con la scala unipolare possiamo altresì utilizzare 5 termini (o 4 se si preferisce abolire quello centrale) piuttosto che 7. E’ noto infatti che le scale unipolari danno i risultati migliori quando strutturate su 5 termini, mentre quelle bipolari danno il loro meglio con 7 termini (per approfondimenti leggere “The Optimal Length of Rating Scales to Maximize Reliability and Validity” di Jon Krosnick).

Un altro argomento di discussione è poi se includere o no il termine cosiddetto “neutrale”. Personalmente, ho sempre riscontrato una eccessiva utilizzazione del termine neutrale da parte dei rispondenti. Attualmente preferisco di norma non includerlo, forzando il rispondente a schierarsi a favore o contro l’oggetto della domanda. Per esempio per la valutazione della soddisfazione overall, utilizzo la scala:

  • per niente soddisfatto
  • poco soddisfatto
  • abbastanza soddisfatto
  • molto soddisfatto

Naturalmente occorre tener conto di tale omissione tutte le volte che si vogliono utilizzare le risposte per calcolare indici di soddisfazione numerici. Ma di questo parleremo nel prossimo post …